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In questo preciso momento storico vivo la casa come Rifugio, come riparo dalla complessità e dalla precarietà del mondo. Luogo sicuro da cui mostrarsi e da cui rimanere collegati, anche se virtualmente e flebilmente, al resto dell’umanità. Ormai privata del proprio volto, inaccessibile, inafferrabile. Quasi inconsistente.

La dimora diviene così contenitore di un Tutto anelato e sospeso. Cubo trasparente da cui affacciarsi su di una esistenza più immaginata che vissuta, suggestione di echi del passato e proiezione di sogni futuri, ma poco animata dall’impalpabile e immobile presente. Una casa di vetro come spazio simbolico del mondo e soglia invisibile tra interno ed esterno. E da questo intimo osservatorio nascono incontenibili le riflessioni sul destino dell’uomo e sul destino della Terra. Sorge l’urgenza di creare una nuova armonia con la Natura e di riscoprire il legame ancestrale che ci unisce a essa. Di desiderare luoghi ampi, inviolati e assoluti dove sia ancora possibile stabilire un contatto con l’energia del nostro pianeta. Ed ecco il dirupo, l’acqua, il monte, il vulcano e la caverna. Elementi simbolici primordiali in stretto dialogo con sparute apparizioni di oggetti familiari, emblemi di un vissuto umano sempre più domestico e sempre più irreale.

Noi donne e uomini di questa epoca complessa, racchiusi nelle nostre dimore di vetro, diveniamo spettatori increduli di una vita senza il proprio tempo. Esseri compressi dalla forza e dalla pulsione di un vuoto palpitante, che strazia e rigenera in differente misura. 

 

 

 

8 gennaio 2022 (during lockdown)